I morti sono da sempre fonte di dolore e strazio per i familiari e gli amici più stretti. E' un libro che si legge in maniera veloce e chiara, perchè tratta delle persone e delle sofferenze generate da una follia omicida diffusa in Italia negli anni '70 e '80. Un libro che serve più a chi l'ha scritto che non ad altri. Un figlio che perde il padre in maniera vilolenta e che scaturisce da un attacco prima politico e poi armato ed è difficile da accettare. Soprattutto se proprio quello Stato che tanto serviva in maniera onesta e impegnata quel Commissario si rivela come sempre ingiusto e disattento al dramma umano dei suoi martiri. Si sforza in tutti i modi di dimostrare che suo padre non era nella stanza e non è stato lui il diretto responsabile della morte dell'anarchico Pinelli. Questa credo che sia una magra consolazione. Credo che il fatto di essere suo figlio gli abbia fatto perdered di vista il contesto storico. Io non ero nemmeno nato ma il Commissario Calabresi per quanto bravo ed onesto rappresentava "Il nemico", e poi anche se non fosse stato incolpato lui, sicuramente si sarebbe incolpata un altra persona. Oggi il Commissario sarebbe vivo, per la felicità della moglie e dei figli. Ma sicuramente un altra famiglia sarebbe stata straziata. Rileggendo ancora una volta di tutti gli attentati, di tutto quel sangue versato sull'asfalto, del piombo esploso e della carne straziata mi viene da vomitare. Oggi a distanza di anni vedo un ammasso di pazzi, una società agonizzante ancora non ammaestrata che dava gli ultimi colpi di coda. Oggi mi ritrovo invece in questa società "moderna", dove sembra tutto calmo, giusto, patinato. Nessuno che si incazza veramente, tutti subiscono senza fiatare. Ma poi sotto sotto il sangue continua a scorrere, solo che noi non ne sentiamo più l'odore come negli anni '70.
venerdì 28 marzo 2008
Spingendo la Notte più in là
I morti sono da sempre fonte di dolore e strazio per i familiari e gli amici più stretti. E' un libro che si legge in maniera veloce e chiara, perchè tratta delle persone e delle sofferenze generate da una follia omicida diffusa in Italia negli anni '70 e '80. Un libro che serve più a chi l'ha scritto che non ad altri. Un figlio che perde il padre in maniera vilolenta e che scaturisce da un attacco prima politico e poi armato ed è difficile da accettare. Soprattutto se proprio quello Stato che tanto serviva in maniera onesta e impegnata quel Commissario si rivela come sempre ingiusto e disattento al dramma umano dei suoi martiri. Si sforza in tutti i modi di dimostrare che suo padre non era nella stanza e non è stato lui il diretto responsabile della morte dell'anarchico Pinelli. Questa credo che sia una magra consolazione. Credo che il fatto di essere suo figlio gli abbia fatto perdered di vista il contesto storico. Io non ero nemmeno nato ma il Commissario Calabresi per quanto bravo ed onesto rappresentava "Il nemico", e poi anche se non fosse stato incolpato lui, sicuramente si sarebbe incolpata un altra persona. Oggi il Commissario sarebbe vivo, per la felicità della moglie e dei figli. Ma sicuramente un altra famiglia sarebbe stata straziata. Rileggendo ancora una volta di tutti gli attentati, di tutto quel sangue versato sull'asfalto, del piombo esploso e della carne straziata mi viene da vomitare. Oggi a distanza di anni vedo un ammasso di pazzi, una società agonizzante ancora non ammaestrata che dava gli ultimi colpi di coda. Oggi mi ritrovo invece in questa società "moderna", dove sembra tutto calmo, giusto, patinato. Nessuno che si incazza veramente, tutti subiscono senza fiatare. Ma poi sotto sotto il sangue continua a scorrere, solo che noi non ne sentiamo più l'odore come negli anni '70.
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