venerdì 9 maggio 2008

Viaggio Al Termine Della Notte

Ma quanto ci piace Céline! Quanto ci affascina questo viaggio attraverso la miseria umana! Ho letto questo mattone di 553 pagine tutto d’un fiato. Merito soprattutto sia delle travagliate vicende del protagonista ma anche da una scrittura unica nel suo genere. Uno stile fortemente radicato nella lingua e nelle parole della gente del suo tempo. Una grammatica, una punteggiatura che condusse i tipografi, che si apprestavano a stampare la prima pubblicazione, a rimaneggiare alcuni passaggi. Appena saputo dell’accaduto Céline andò su tutte le furie e tramite il suo editore fece stampare per filo e per segno il suo romanzo. Rivolto al suo editore esclamò “Questi mi vogliono far scrivere come Froncois Mauriac! Non aggiungete una sillaba senza dirmelo! Mi buttereste all’aria il ritmo come niente!...Ho un aria scalcinata ma so perfettamente quel che voglio”. E lo sapeva benissimo quello che voleva, tanto il libro ti avvolge e ti trascina nell’universo céliniano, fatto di un mondo decrepito, corruttibile, cencioso, marcio al tal punto di sentire l’odore della carne in decomposizione anche addosso ai vivi. Un mondo misero ma che va goduto in tutti i suoi irrefrenabili istinti goderecci. Dalla passione per le donne, al mangiare al bere al viaggiare. Un lungo peregrinare, che lo vede partire, lui anarchico e antimilitarista…come volontario nella prima guerra mondiale. Poi L’Africa, con lo squallore del colonialismo europeo. Un continuo fuggire, scappare, in America, come contatore di pulci…poi a Detroit, come operaio in una fabbrica Ford. Il ritorno nella sua Francia. Passare da paziente a medico Avventure quotidiane che si snodano nel secolo che fu. Racconti incalzanti tutti da una tonalità cupa come la notte.

Le donne di Bardamu:

Lola infermiera d’Amerca – “E’ per merito suo che mi sono scaltrito. Son diventato maniaco degli Stati Uniti. Era venuta ad aiutarci a salvare la Francia. Il Cuore di Lola era tenero, debole ed entusiasta. Il Corpo era grazioso, molto gradevole e dovetti prenderla tutta insieme come si ritrovava. Quando smettevo di baciarla, lei ci tornava sopra, non potevo scappare, sul tema della guerra o delle frittelle. La Francia aveva un bel posto nelle nostre conversazioni. Per Lola la Francia restava una specie di entità cavalleresca, dai contorni poco definiti nello spazio e nel tempo, ma in quel momento gravemente ferita e proprio per questo molto eccitante. Tuttavia, poiché era molto disponibile in fatto di sesso, l’ascoltavo senza mai contraddirla.”

Madame Herote – “La fronte era bassa e così stretta che uno restava, davanti a lei, un po’ disagiato all’inizio, ma le sue labbra erano invece così sorridenti, e così carnose che poi non si sapeva più fare a sottrarsi. Protetta da una volubilità straordinaria, da un temperamento indimenticabile, lei albergava una serie di intenzioni semplici, rapaci, pienamente commerciali. Una fortuna si mise a fare in qualche mese, grazie agli alleati e soprattutto al suo ventre. Madame Herote seppe mettere a profitto le ultime possibilità che ancora c’erano per scopare in piedi e a buon mercato.”

Musyne – “Lei resta lì con l’aria imbarazzata davanti alla mia esistenza, come davanti ad un mostro. Essere innamorati di Musyne così carina pensavo che mi avrebbe dotato di ogni potere e in primo luogo e soprattutto del coraggio che mi mancava, tutto questo perché lei era così carina e così graziosamente musicista, la mia amichetta! L’amore è come l’alcool, più sei impotente e sbronzo e più ti credi forte e scaltro, e sicuro dei tuoi diritti. Musyne violinista di guerra tanto carina! Lei lavorava sull’eterno. Ero ancora brado come un animale a quel tempo, non volevo mollare la mia bella, e basta, come un osso. “

Molly – “Avevo trovato il villino dove quello capitava, circondato da giardini. Fu il primo posto in America dove fui ricevuto senza brutalità, gentilmente anche con i miei cinque dollari. E belle ragazze, in carne, che scoppiavano di salute e di forza aggraziata. Non ho potuto fare a meno di diventare un habitué del locale. Tutta la mia paga finiva lì. Avevo bisogno, venuta la sera, delle promiscuità erotiche di quelle splendide ospiti per rifarmi un anima. Nei confronti di una delle ragazze del posto, Molly, provai presto uno specialissimo sentimento di fiducia, che negli esseri impauriti occupa il posto dell’amore. Entrammo in intimità corpo e anima, e andavamo a passeggiare insieme in città qualche ora ogni settimana. Una sera, così senza preavviso mi ha offerto cinquanta dollari. Per far piacere a Molly, subito, sono andato a comprarmi un con i suoi soldi un bel completo beige chiaro. Questa Molly, che donna però! Che generosità! Che carnagione! Che pienezza di gioventù! Un festino di desideri. E ridiventavo inquieto. Magnaccia?…mi pensavo io. ….. L’ho abbracciata Molly con tutto il coraggio che avevo ancora nella carcassa. Avevo una gran pena, autentica, una volta tanto, per il mondo intero, per me, per lei, per tutti gli uomini. È forse questo che si cerca nella vita, nient’altro che questo, la più gran pena possibile per diventare se stessi prima di morire.”

Tania – “Una ragazzona ben piantata e pallida, era. Entrammo subito in confidenza. In due ore seppi tutto della sua anima, quanto al corpo aspettai ancora un po’. La mania di questa polacca era di rovinarsi il sistema nervoso con delle sbandate impossibili. Essere presenti il meno che si può, tutto lì, almeno in amore.

Madelon – “Doveva essere sui vent’anni, l’amichetta di Robinson, le gambe sode e tese e un piccolo busto perfettamente aggraziato, una testa fine sopra, ben disegnata, precisa, gli occhi un po’ troppo neri e attenti forse, per i miei gusti. Per niente sognatrice come genere. Mi precedette col suo passo preciso verso la grotta, piedi, caviglie ben definite e giunture da brava goduriosa che dovevano inarcarsi con gran precisione al momento giusto. Mani corte, dure, che prendono bene, mani di operaia ambiziosa. Un colpetto secco per girare la chiave. Il calore ci danzava intorno e tremava sopra il selciato. Abbiam parlato di questo e quello e poi una volta riaperta la porta, s’è decisa comunque a farmi visitare la grotta, malgrado l’ora di pranzo. Cominciavo a tornarmi un po’ di spensieratezza. Ci immergemmo nella frescura crescente dietro la sua lanterna. Si stava proprio bene. Ho fatto finta di incespicare tra due gradini per aggrapparmi al suo braccio, ci abbiamo scherzato un po’ e arrivati sulla terra battuta in basso, l’ho baciata qualche po’ sul collo. Lei sulle prime ha protestato, ma non troppo. Al termine d’un breve momento sentimentale, mi sono attorcigliato al suo ventre come un autentico verme d’amore. Vizioso, ci bagnavamo e ribagnavamo le labbra per far conversare le anime.

Sophie - “Lei possedeva Sophie quell’andatura alata, agile e precisa che si trova, così frequente, quasi abitualmente nelle donne d’America, l’andatura dei grandi esseri dell’avvenire che la vita porta ambiziosa e persino leggera verso nuove modalità d’avventura…Un tre-alberi di tenera allegria, in rotta verso l’Infinito. Si può copulare con tutto questo. È molto piacevole toccare il momento in cui la materia diventa vita. Uno sale fino alla piana infinita che si spalanca davanti agli uomini. Uno fa: Uff! E uff! Uno ci gode sopra fin che può ed è come un gran deserto.”

Tratto da “Viaggio al termine della notte” di Céline


Audio tratto da: "Le conseguenze dell'amore" di Sorrentino


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