martedì 15 gennaio 2008

I Quarantanove Racconti

Il destino dei libri è misterioso, per me quasi imperscrutabile. Cosa ci fa avvicinare ad un Libro od un autore a noi sconosciuto. Spesso la casualità, spesso, il nostro desiderio di esplorare mondi sempre più differenti e sconosciuti. La storia di questo libro è molto strana, particolare e come la quasi totalità dei Libri affascinante. Credo di averlo acquistato per caso, non ricordo bene ne il luogo preciso ne il periodo preciso. Di Hemingway avevo avuto modo di apprezzare Fiesta, forse per questo decisi di continuare con questi racconti. Mi sono sempre piaciuti i racconti. Purtroppo, misteriosamente, la lettura di questo volume si è interrotta a p.313, c’era ancora un vecchio segnalibro (utile per collocare temporalmente l’acquisto, infatti era del Pub-Bar, 110, locale in cui ho lavorato sei mesi e che è stato inaugurato nel lontano gennaio 2005). L’ultimo racconto letto era “Che ti dice la Patria?”, così un po’ per curiosità, un po’ per il senso di colpa di non aver completato il libro decido di portarlo con me in Basilicata. Cavolo leggere Hemingway è sempre un piacere immenso. I racconti non è che mi entusiasmano tutti, alcuni li ho trovati noiosi e un po’ lenti. La cosa che mi destabilizza sempre, oltre allo “stile” Hemingwayano, limpido, preciso e scorrevole, è pensare che tutti i suoi racconti sono di inizio secolo. Molte delle atmosfere, situazioni, sono così presenti nei luoghi da lui descritti da essere immortali. Credo che sia riuscito a raccontare l’immortalità di certe cose. La corrida, il pugilato, la guerra, Parigi. Certo, la modernità sta cancellando in maniera queste situazioni nei luoghi descritti dallo scrittore. Ma sono certo che in qualche posto nel Mondo, ci sarà sempre una corrida, un incontro di pugilato, un cafè pulito e ben illuminato in cui un cameriere anziano si senta a suo agio nella notte profonda, in quanto soffre di insonnia e non volendo tornare a casa desideri di rimanere il quel cafè. Posti a noi sconosciuti, come lo sarebbero stati quelli descritti da Hemingway. Il bello di viaggiare, vagabondare, vivere si apprende nel leggere i racconti di questa umanità allo sbando ma sempre piena di sentimento.

Un'altra sorpresa mi viene data da due particolari elementi. Una è dal racconto “Oggi è Venerdì”, sette racconti dopo il punto in cui avevo interrotto la lettura. E’ un racconto particolare, un dialogo serrato tra un oste ebreo e tre soldati romani. Coincidenza che venga dopo la lettura del Vangelo secondo Gesù? Strano, mi è sembrato come il continuo di quel libro. Dopo la descrizione della Crocefissione di Gesù fatta da Gesù, ecco i soldati romani, nell’osteria ebrea. Un racconto molto allegorico, in cui Hemingway racchiude tutto quello che Saramago sviluppa nel suo libro. Ultima chicca, l’intervista ad Hemingway, alla fine del Libro, sull’arte di scrivere e narrare. Tratta da Writers at Work: The Paris Review Interviews, a cura di Gorge Plimpton.


La prima cosa che mi fa sentire vicino a questo scrittore è la descrizione della camera dello scrittore, valanghe di libri che scendono da scaffali straboccanti fino a toccare il suolo, situazione vissuta in prima persona nella mia camera. Fortunatamente non dispongo di molti soldi, così i libri si mantengono in un decoroso disordine composto. Altrimenti sarei sopraffatto dalla moltitudine di libri che acquisterei. Altro elemento che mi fa sentire un po’ vicino al maestro e mi mette la coscienza un po’ a posto, contro le molteplici case che sono tutte ordinate, belle e pulite, è il fatto che Ernest non buttasse via nulla! Vorrei farvi fare un giro per casa mia. Nemmeno la cosa più inutile a questo mondo potrebbe mai finire nel cestino. Vecchio retaggio contadino, che resiste nella mia famiglia, da mio Padre fino a me. Inoltre ad un certo punto Hemingway elenca tra i suoi precursori letterari da cui ha imparato di più Hieronymus Bosch! Cavolo uno degli artisti che più mi intrigano e che da un po’ di tempo vado ossessivamente ricercando. Il bello è che in seguito l’intervistatore, farà una domanda proprio su questo artista, tra i 20 che aveva elencato Ernest! A parte le suggestioni personali, qui Hemingway dice molte cose giuste a mio avviso. In cui mi ci riconosco a pieno. Come non dover esaminare la scrittura troppo minuziosamente, “perché sebbene una parte di scrittura sia solida e resistente ai discorsi, un’altra parte è fragile, e parlandone la si può infrangere”. Interessantissimo è il suo “Principio dell’iceberg”, in cui mi ci riconosco appieno: “I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quel che conosoco è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L’impostante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché ne è all’oscuro, allora le lacune si noteranno”.



Con quel che è accaduto, quel che succede quel che conosciamo e quel che non possiamo conoscere, inventiamo un qualcosa che non è una semplice rappresentazione ma una creazione totalmente nuova e più reale di qualsiasi cosa reale ed esistente, e se la rendiamo viva e il risultato è buono, diventa immortale.


Ernest Hemingway

7 commenti:

Anonimo ha detto...

complimenti il tuo blog è molto interessante e accattivante. lo leggo sempre con piacere e così ho pensato di lasciarti un segno...
se ti va passa a trovarmi su www.iloveisab.blogspot.com
ciao isab

Anonimo ha detto...

Grande rotolo, ti linko subito! A presto, califfo

Anonimo ha detto...

naturalmente per linkarti attendo la tua gentile autorizzazione...

ROT ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
ROT ha detto...

Ma certo Calibis! Linkami pure! Adoro essere Linkato!

p.s. io ti ho linkato senza autorizzazione mi perdoni?

chiara85 ha detto...

sei bavissimo...
e nn lo dico xkè sn tua sorella...

Anonimo ha detto...

Non ho mai letto i suoi libri ma da questa tua delicata descrizione credo che la mia curiosità mi spinga a cercare qualche sua opera ....dimmi tu leggendo il mio blog quale secondo te è la più adatta a me!!!Davvero mi hai incuriosita